Company Logo

Sponsor

Engardina

In una stupenda conca di montagna, dominata da alte vette, vi era un tempo il piccolo regno dei nani. Nel mezzo giaceva un laghetto azzurro, sempre tranquillo, dalle sponde ricamate di fiori, e attorno al lago, prati verdi e pinete riposanti dove erano nascoste le graziose casette variopinte dei nani.
Tutto era bello e delizioso lassù: il cielo sempre sereno, l'aria sempre tiepida e profumata, e le sponde del lago erano allietate dalle armonie dei passerotti e dai soavi cori dei nani. Ma ciò che più donava luce e incanto al minuscolo paradiso terrestre era la reginetta dei nani: Engardina, una fanciulla bellissima dai lunghi capelli azzurri, dal viso delicato, dagli occhi celesti, dalle vesti tempestate di brillanti.
Un giorno, un giovane dio delle acque si introdusse furtivamente nel regno di Engardina e, stando nascosto dietro un cespuglio, vide la bella reginetta. Subito ammaliato dallo splendore di quella bellezza, s'invaghì di Engardina e decise di sposarla.
Avrebbe desiderato esternarle immediatamente, con le parole più ardenti, il suo amore e la sua decisione; ma poiché, per un'antica inimicizia, gli era inibito l'accesso ai domini di Engardina, sui quali abusivamente aveva messo piede in quel momento, non poteva né presentarsi a lei né tanto meno farsi conoscere e parlarle, senza correre il rischio di attirarsi le ire dell'esercito dei nani. Perciò, sapendo che la bella reginetta era un'appassionata cacciatrice, si trasformò all'istante, in un bel camoscio snello.
Appena ella lo scorse si pose a inseguirlo armata di arco e di frecce. Il camoscio fuggiva veloce e leggero. Engardina gli scagliava le sue frecce, ma non riusciva mai a colpirlo. L 'inseguimento durò a lungo e le ore passarono senza che ella s'accorgesse che s'era tanto allontanata dal suo regno e s'era smarrita in una valle immensa e deserta. Intanto il camoscio era sparito. Ormai, scesa l 'ombra della sera, alla bella reginetta non restava che fermarsi; ed ella si rifugiò ai piedi d 'una grande quercia.
Così, seduta sull'erba, Engardina trascorse sotto le stelle, tutta la notte piangendo. All'alba le apparve d'improvviso un bel giovane: era il giovane dio delle acque che le si presentava non più sotto le parvenze d'un camoscio, ma nelle sue vere sembianze.
Egli, volgendosi a lei cortesemente, le disse:
- Mi è permesso di chiederti, graziosa fanciulla, qual'è il motivo del tuo cruccio e del tuo pianto? -
Engardina, resa subito fiduciosa dai modi gentili del giovane sconosciuto, gli narrò la sua triste avventura e aggiunse:
- Oh, se tu sapessi quanto è bello e delizioso il mio regno popolato di nani allegri e quanto meravigliosamente azzurro il mio piccolo lago dalle sponde fiorite! Ah no; non potrò vivere lontana!  - E scoppiò in singhiozzo disperato.
Allora il giovane dio le si avvicinò e, accarezzandole dolcemente i lunghi capelli, le disse:
- Non piangere, soave fanciulla; ma rasserenati, che io son qui per consolarti. Ti voglio molto bene, e se tu mi ricambierai con il tuo amore, ti darò in dono un lago più bello e più grande del tuo -
Engardina, alzando verso di lui gli occhi luccicanti, fece cenno di acconsentire. Allora, il giovane dio delle acque, lieto e raggiante in viso, si accostò ad una roccia vicina e battè tre colpi col suo tridente: d'improvviso un rombo spaventoso scosse la terra e da una fessura apertasi nella roccia scaturì impetuosa e spumeggiante una massa d'acqua grande come un torrente; cascate e torrentelli sgorgarono, facendo seguito al primo, un po' dovunque sulle montagne circostanti, e insieme precipitarono scrosciando nell 'arida valle che fu in poco tempo riempita e trasformata in un grande lago.
Quando il livello delle acque giunse ai piedi dei due, il dio prese per mano Engardina piena di stupore, e ambedue così avvinti si tuffarono nel lago limpido. Ma non appena essi scomparvero sotto il lago tra un gorgoglio, le acque divennero, d'incanto, prodigiosamente azzurre come i capelli di Engardina. Così, da Engardina bella e gentile, il lago ebbe il nome di "Garda" e il colore azzurro come nessun altro lago.
E si dice che nei giorni in cui esso appare grigio e imbronciato vuol dire che la reginetta lo abbandona temporaneamente per ritornare qualche ora lassù, nel piccolo regno d'un tempo, sul lago dalle sponde fiorite, a salutare i suoi nani.
 
 
Testo pubblicato il 30/08/2007 - scritto da sconosciuto




Powered by Studio_mb². Designed by: joomla 1.6 templates web hosting Valid XHTML and CSS.