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Le Streghe di Mondragon

Mondragon è un'amena collina situata a circa due chilometri da Lazise sul Garda, circondata da gruppi di case coloniche. Il suo nome significa "Monte del dragone". Sulla sua sommità sorgeva anticamente un castello.
La leggenda racconta che, oltre il castellano e le soldatesche che vi avevano stabile dimora, si dessero convegno durante le notti, streghe e draghi. Nella notte si scorgevano, infatti, dalla gente del vicinato, strane luci sulle mura del castello, si udivano provenire dall'interno misteriosi rumori, grida e ululati.
Tutto ciò incuteva terrore negli abitanti della campagna circostante, che si asserragliavano nelle case subito dopo il tramonto del sole. Si dice poi che l'antico castello di Mondragon fosse allacciato con il centro di Lazise per mezzo di un cunicolo che sboccava a fior d'acqua presso il porto. Nel porto erano ormeggiate parecchie barche di pescatori e di barcaioli del luogo.
Tra queste ve n'era una da carico, di stazza abbastanza considerevole, con due grandi alberi e due vele di color rosso mattone: una robusta e bella imbarcazione adibita al trasporto delle merci dall'alto al basso lago e viceversa. Ebbene, il barcaiolo proprietario aveva fatto, con l'esperienza, una strana constatazione: ogni giorno seguente ad una notte di temporale la sua barca veniva da lui trovata, nel porto, in posizione diversa da quella lasciata la sera prima, e i vari attrezzi non erano nel solito ordine. Sembrava, insomma, che qualche ignoto, levati gli ormeggi, avesse messo in moto e usato la sua barca.Volle veder chiaro nella faccenda e attese una notte di prima estate nella quale si ebbe a manifestare qualche segno foriero di temporale: una scura nuvolaglia si levava, infatti, dietro i monti dell'altra sponda.
Egli si alzò, allora dal letto; lasciò la sua casa e, attraversando con passi svelti e leggeri le viuzze più nascoste del paese, si diresse verso il porto. Colà giunto, salì furtivamente a bordo della barca e, calandosi attraverso il boccaporto, si nascose nella cabina. Di tanto in tanto s'arrampicava sulla scaletta, sporgeva appena il capo ad osservare intorno se vi fosse qualche cosa di nuovo. Attese con ansia circa mezz'ora. Al battere della mezzanotte un fruscio ed un cicaleccio sommesso l'attrassero: guardò da quella parte e vide che due donne , provenienti dallo sbocco della galleria sotterranea del castello di Mondragon, si dirigevano sveltamente verso la sua barca. Quando furono vicine egli le osservò meglio trattenendo il respiro.
Il fioco chiarore lunare, filtrante dalla nuvolaglia, gli permetteva di discernere in qualche modo i loro volti: avevano i capelli irti e scompigliati, il pallido viso scarno era segnato da profonde rughe, gli occhi smisuratamente grandi e rossi come braci, la bocca larga, il mento allungato e sporgente, e il naso lungo e adunco. La provenienza, l 'aspetto, il portamento indicarono subito al barcaiolo che esse appartenevano alla specie delle streghe, come gli erano state descritte nelle favole dalla nonna.
Si può bene immaginare come il barcaiolo si sentisse dentro quando ebbe fatta questa constatazione: il suo cuore cominciò a battere più forte ed egli si fece piccolo, piccolo; chiuse quasi il boccaporto e rimase a spiare da uno spiraglio. Le due streghe salirono sulla barca e si portarono subito a prua. Il barcaiolo sentì crescere l'agitazione e lo spavento; gli venne voglia di fuggire, ma ormai era tardi e rimase lì, come incollato allo spiraglio del boccaporto. Una delle streghe disse con grossa voce imperiosa e sgraziata:
- Avanti, barca, per due! - Ma la barca non si mosse.
L'ordine fu ripetuto ancora una volta senza risultato. Allora la strega insospettita; con la sua compagna, che a bordo vi fosse una terza persona, disse ancora volgendosi a poppa:
- Chiunque tu sia, ignoto intruso e curioso, ora verrai con noi e vedrai.
E poi subito aggiunse in tono perentorio:
- Avanti, barca, per tre! -
E d'improvviso gli ormeggi si slegarono da sé, le vele si sciolsero come d'incanto e si gonfiarono, la barca si mosse, uscì dal porto e scivolò via leggera e veloce sull'acqua, dirigendosi verso il golfo di Salò senza alcun timoniere e senza che nessun nocchiero toccasse il timone.
Le due streghe stavano ritte sull'estrema punta della barca guardando innanzi; i loro capelli erano ancor più scarmigliati e le vesti bianche svolazzavano al vento. Il barcaiolo volse, per un istante, lo sguardo indietro, verso il paese: le torri merlate del grande castello di Lazise proiettavano sull'acqua un'ombra fosca e misteriosa che accresceva l'incubo e la paura, in lui già ingranditi dalle parole della strega. Gli sembrava proprio d'iniziare un viaggio senza meta e senza fine. Intanto la barca proseguiva la sua rapida corsa nella notte: in breve tempo fu in vista di Salò. Non appena giunse nel mezzo del Golfo, si fermò ad un cenno delle streghe.
Il barcaiolo con ancor maggiore curiosità vide un'altra barca, proveniente dalla direzione opposta, avvicinarsi alla sua. L 'imbarcazione s'accostò, ed egli s'accorse sbigottito che anche a bordo di quella v'erano altre streghe. Tra le une e le altre, con voci roche, fu scambiato un saluto ed ebbe inizio quindi una sommessa ma concitata conversazione. L'attenzione del barcaiolo s'era fatta più acuta, e, nel silenzio della notte, poté capire dal loro conversare che le sopraggiunte abitavano nella "Valle delle Strie", situata approssimativamente a nord dei monti di Salò: quella valle dalla quale provenivano e provengono tuttora i temporali che, di solito, imperversano poi sulle terre della sponda orientale del Lago.
Esse erano scese dalla valle fino a Salò e s'erano, poi, imbarcate per incontrarsi all'appuntamento con le streghe di Mondragon. Il barcaiolo intese, anche, che quest'ultime prendevano accordi con le loro colleghe della « Valle », sulla direzione da dare al temporale di quella notte, che avrebbe dovuto portare rovina alle campagne vicine a Lazise, per rappresaglia contro alcuni contadini che, nei giorni precedenti, avevano osato maltrattare e far dispetti alle streghe di Mondragon. Non appena l'accordo tra le streghe fu completo, le imbarcazioni si staccarono e in direzione opposta presero rapidamente la via del ritorno. Quando quella di Lazise fu giunta al porto, le streghe smontarono e rientrarono nella galleria donde erano uscite.Il barcaiolo non fece neppure in tempo a lasciare la barca perché un furioso temporale si scatenò nella zona e lasciò cadere una grandinata proprio sulle campagne additate dalle streghe.
Veniva così svelato, ormai, al barcaiolo, il mistero della sua barca, risultando evidente che ogni qualvolta l'aveva trovata spostata o in disordine, le streghe di Mondragon se n'eran servite per partecipare ai convegni notturni del golfo di Salò, allo scopo di ottenere dalle loro colleghe della Valle delle" Strie" che i temporali fossero indirizzati secondo i loro capricci o le loro perfide voglie di vendetta.
Il barcaiuolo che aveva resistito alla paura con sfibrante tensione, alfine cedette; perdette i sensi e cadde riverso sulla coperta della barca dove fu rinvenuto, ancora tramortito all 'alba, quando i pescatori stavano per uscire dal porto per la pesca. Fu trasportato a casa e messo a letto, sempre in preda allo spavento, e dopo qualche giorno gli caddero i capelli. Egli raccontò la sua paurosa avventura; e gli abitanti della zona, preoccupati, ricorsero al pievano il quale benedisse la barca. La leggenda non narra se la barca sia stata ancora usata dalle streghe; si sa soltanto che, più tardi, il castello di Mondragon fu colpito e distrutto da un tremendo fulmine, durante un temporale proveniente proprio dalla "Valle delle Strie".

NOTE
Mondragon era un piccolo feudo scaligero che poi, nel xv secolo, n fu donato dalla Repubblica Veneta alla Comunità di Lazise; per questo motivo ancor oggi sullo stemma di Lazise vi è disegnato un drago. La corte feudale di Mondragon aveva un vicario che aveva la potestà di amministrare la giustizia, ma del prestigio e della imparzialità di questa sua prerogativa è giunta fino a noi una testimonianza poco convalidante con il proverbio piuttosto sarcastico: "La giustissia de Mondragon la ghe dà torto a ci gà rason".
 
Testo pubblicato il 30/08/2007 - scritto da sconosciuto




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