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Squali d'Africa

Io non ho mai fatto un safari in Africa, ho visto documentari e servizi sui safari, ho parlato con amici che ne hanno fatti (safari fotografici naturalmente), ma non vi ho mai partecipato.
Sarà perché sono più attirato dall'ambiente acqua che dai grandi spazi sulla terraferma. Sarà....... Non avevo invece previsto che in Sud Africa, avrei fatto il mio primo safari, ma subacqueo.
Unica differenza è che mentre nel safari per così dire terrestre siamo noi uomini ad andare a vedere, osservare, gli animali, nel safari subacqueo sono loro a venire a vedere e osservare noi. Niente di male quando si tratta di una foca, o di un delfino, ma quando si tratta di una bocca corredata di muscoli, tanti muscoli, e pinne, cioè di un grosso squalo, allora le cose cambiano.
Siamo partiti, io con tre altri amici, con uno scopo preciso, vedere da vicino lo squalo tigre, libero naturalmente, e immergerci nel "sardine run". Vi spiego: ogni anno all'inizio dell'inverno australe, enormi banchi di sardine si dirigono verso le coste sudafricane dell'Oceano Indiano.
Qui sono però attese dai loro naturali predatori, delfini, foche, squali, gabbiani e albatros, balene, tonni ecc ecc che banchettano per giorni e giorni, fino a non poter più volare come fanno i gabbiani, o con tattiche di accerchiamento come fanno intelligentemente i delfini.
La nostra guida, Walter, http://www.africanwatersports.com/ per coloro che vogliono vedere il suo sito, è certo un profondo, e coraggioso, conoscitore del suo mare. I suoi ospiti sono quasi tutti professionisti dell'immagine, foto o video, tanto da farci sentire dei piccoli dilettanti della domenica.
Ma che importanza ha?
Eravamo dove volevamo e l'Oceano Indiano ci aspettava li davanti, agitato e potente. L'acqua non è quella dei mari tropicali, tutt'altro, più simile a quella del nostro lago per colore e visibilità, porta però con se una quantità di grandi animali e di biomassa davvero rare.
Primo giorno, prima immersione. Affrontate col suo potente ed attrezzato gommone le alte onde, tipo surf, per uscire dalla spiaggia e andare al largo, inizia la posta al tigre. Si pastura. Un cestello di lavatrice calato a 8 metri e pieno di pesce.
Qualche testa di tonno attorno al gommone e dopo mezz'ora, un'ora, non so, la prima pinna fende la superficie e annuncia che il tigre ha risposto all'appello. L'emozione cresce, il cuore accelera, l'adrenalina ci inonda. Prima di scendere le ultime parole di Walter sono: "questa è un'immersione pericolosa, quelli che andiamo a vedere li sotto sono man eater, ditemi che voi volete scendere" .
E solo dopo la nostra risposta affermativa è iniziata l'avventura. Un'immersione di 50 minuti, con 3 squali tigre attorno, con 5-7 metri di visibilità, diversi incontri ravvicinati fino a meno di 1 metro da parte loro che venivano a vedere cosa fossimo, sempre fermi davanti a loro per non far capire la nostra paura! Una volta nella vita!

Il giorno dopo i toro. Raggies in sudafricano. Più lenti e meno aggressivi, almeno a vedere, ma altrettanto inquietanti per il ghigno sinistro e tutti quei denti lunghi e disordinati sempre in bella mostra. Macchine da guerra, masse di muscoli, signori dell'acqua, perfetti predatori, animali superbi.
E poi finalmente giù, 200 km a sud, per tuffarci nel Sardine Run. Alloggiati in un lodge vicino al mare, si usciva ogni mattina in cui l'oceano ce lo permetteva calando il gommone in un fiume quasi in secca, facendolo trainare poi da un tiro di 6 buoi fino sulla spiaggia e finalmente qui ancora si affrontavano le grandi onde oceaniche per uscire in mare aperto.

Una panoramica col binocolo, uno scambio di parole alla radio portatile con un velivolo ultralight che dall'alto scrutava il mare per noi, e subito Walter si dirigeva dove nuvole di uccelli volando in tondo e tuffandosi poi nell'oceano come bombe pennute, indicavano la presenza, sotto, delle sardine. Non in scatola.
Niente bombole qui. Uscendo dal nostro bungalow già con muta indossata, una volta arrivati nel luogo del banchetto si indossava in fretta tutto il resto necessario per una nuotata, più attrezzatura cine-foto e ci si fiondava in acqua.
Decine e centinaia i delfini impazziti a caccia sotto la superficie. Mamme con i piccoli che sfrecciavano ovunque, le sardine impazzite che nel gruppo cercavano la salvezza. Ogni tanto un bianco turbine di bolle che dalla superficie si portava in basso indicava un albatros tuffato e impegnato nella cattura di un pesce. Qualche foca, più raramente, faceva la sua comparsa, veniva a scrutarci, qualche pinnata intorno e poi svaniva, veloce e misteriosa come era sopraggiunta.
E qui niente squali?
Ma via......... impensabile............ tre o quattro pinneggiate rumorose e disordinate sulla superficie dell'oceano e dopo qualche decina di secondi eccoli arrivare. Dal profondo, a volte decisamente in verticale, a volte di fianco o peggio da dietro, prima uno poi altri, tutti a curiosare se quella goffa figura che si muove in superficie è qualcosa di buono. Bisogna, ma bisogna proprio, far loro capire che non siamo cibo, semmai un potenziale pericolo.
Quindi sempre fermi dinanzi a loro, anche quando si facevano sotto, e ogni tanto una bella botta sul muso con la telecamera quando erano proprio a poche decine di centimetri. Era sufficiente ad allontanarli. Per fortuna. Una volta uno per tutta risposta mi ha scodato violentemente. Ma cosa volete che sia.

Questi erano tutti squali limone o squali bronzo. Sul loro conto, sulla loro pericolosità ho trovato sui testi pareri discordanti, per noi era importante alla sera esserci tutti interi, strafelici delle esperienze fatte, stanchi e soddisfatti.
Oddio, abbiamo anche visto, seguito, ammirato, le megattere. Figurati se potevano mancare. Dal gommone, troppo timide per essere avvicinabili dall'acqua, fanno impressione per la loro grandezza e maestosità. Ne abbiamo seguita una troppo da vicino, aveva anche il cucciolo.
Con una codata da pochi metri, riempiendo il gommone d'acqua, ci ha fatto chiaramente intendere che voleva essere lasciata in pace.
Non è stata una vacanza, è stata un'esperienza. Unica nel suo genere, almeno una volta nella vita chi ama il mare o almeno certe sue manifestazioni, dovrebbe pensare a provare queste emozioni. Troppo pericolo? Forse, ma io ho visto Walter afferrare per il naso un tigre e spostarlo di forza dal cesto col pesce.
L' ho messo in memoria. Save.
 
Testo pubblicato il 04/09/2007 - scritto da Francesco Bovolin




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